Se vince il dialogo vince la pace

La vita di ciascuno è costituita in primis dalle relazioni, che sono il punto di forza o il punto di debolezza. Sono la gioia o sono il tormento. Possono dare sapore alla vita, ma anche debolezza, fragilità e vulnerabilità. Il problema non sta nel conflitto, ma nel modo in cui lo si affronta. Nei conflitti si può anche stare zitti, pensando che in questo modo si alleggerisca la tensione, ma più si tace, più cresce il conflitto.

Per ritrovare il dialogo è necessario presentare le proprie ragioni in modo aperto e leale, stando al tema che ha generato il malessere e nell’ascolto attento del punto di vista dell’altro. Il conflitto è sempre triadico-trinitario: io, l’altro e la relazione. Ognuno è convinto di avere ragione e usa tutte le armi per vincere. Ma l’importante non è che vinca io o l’altro, ma la relazione. Se vince il dialogo, se vince la relazione, vince la pace.

Quando si smette di parlarsi, di relazionarsi, quando non desidero sentire l’altro, quando rifiuto il dialogo, metto una barriera di separazione dall’altro, da Dio, dalla grazia di Dio e metto una barriera alla pace. Il dialogo – anche senza saperlo – riporta Dio e la pace in mezzo all’umanità, alle famiglie, alle comunità, agli amici. Certo, il dialogo inteso come relazione, non fine a se stesso, non solo come scambio di opinioni.

È bene ricordare sempre che la realtà non è quella che penso, in quanto il racconto, o il vissuto, è sempre soggettivo. È la mia realtà. La memoria è selettiva e si ricordano aspetti congruenti con quanto voglio dimostrare. Avvengono condizionamenti di lettura provenienti dal proprio passato, dal proprio carattere o da problemi irrisolti. Non sempre saranno possibili soluzioni ottimali: si possono accettare compromessi o una parte di soluzione o piccoli risultati. Ci sono anche situazioni di conflitto che rimarranno tali quando la relazione si spezza, quando ogni tentativo non sortisce alcun effetto. Vanno accettate anche le sconfitte. Ma un effetto c’è sempre: l’impegno di lavorare sul miglioramento della relazione aiuta a diventare persone più mature, più riflessive, più libere, meno giudicanti.

L’elemento indispensabile nella relazione è il dialogo. Dialogare è un’arte che si impara e presuppone l’ascolto. Va sempre monitorato quanto si dice, come si dice, e quanto è comprensibile all’altro. Senza ascolto non c’è vita fraterna. L’ascolto è reso possibile dal silenzio. Oggi tutti parlano, nessuno ascolta. L’interlocutore parla e non riesce a finire perché subito l’altro ha o la risposta o l’argomentazione per la disputa. Non si è più capaci di stare in silenzio. Silenzio non inteso come assenza di parole, di voci, ma come capacità di accoglienza, di stima, di amicizia, di fraternità, di relazione, di volto, di empatia.

Spesso il problema della tensione o del conflitto non è razionale, ma emotivo: si possono avere idee chiarissime, ma vivere in costante stato di difesa o di guerra. Per una buona relazione si dev’essere disposti a perdere qualcosa.

 

di Paolo Maino, Il carisma del governo. Il governo a servizio del carisma.
Quaderno di formazione n°11

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