È una preghiera cardine. Quando parliamo del Rosario, non parliamo di uno “strumentino” che la Chiesa propone. Io vi testimonio che il Rosario, veramente, salva la vita. È una catena che ci àncora ai misteri della vita dell’unico sacrificio, che ci rende capaci di offrirci a Lui.
Il Rosario inizia contemplando l’Annunciazione – lo svuotamento totale di Maria – e Lei ci aiuta a stare vicino a Gesù.
Sottolineo che quando “sgraniamo” il Rosario, non siamo invitati a pensare a quanto diciamo dell’Ave Maria, ma a stare dentro i misteri di Gesù.
E così succede che quando scendi dall’automobile e ti avvii verso l’ufficio… Ave Maria, piena di grazia…
E quando inizi a percorrere il corridoio che ti porta alla tua classe… Ave Maria, piena di grazia…
E così facendo, ti unisci al sacrificio gradito a Dio.
E quella lezione che tanto ti preoccupa, quella visita medica che non sai come andrà, sono accompagnate dall’Ave Maria, che è la preghiera umile e semplice dei poveri in spirito.
Questa preghiera semplice ci distende nella nostra quotidianità; poi ci saranno anche i momenti per le grandi preghiere.
Non preoccupiamoci troppo: riusciamo a dire tre Ave Maria? Va bene.
Riusciamo a dirne cinquanta? Benissimo. Centocinquanta? Ottimo. Quattro e mezzo? Va bene ugualmente, con semplicità.
Non preoccupiamoci troppo neanche di sapere i misteri. Certo, magari ci impegniamo ad impararli, ma se lì per lì non ci vengono in mente, possiamo inventarli o dire semplicemente: Gesù, ti voglio bene. Ave Maria, piena di grazia…Gesù, ho sbagliato con mio figlio. Ave Maria, piena di grazia…
Piano piano ci avvicineremo al sacrificio, all’offerta, all’altare.
In altre parole, con il Rosario diciamo: Il Signore provvederà!
Gregorio Vivaldelli
