Quando stipuliamo l’alleanza in Via Pacis, lo facciamo “In forza del mio Battesimo”.
Il Battesimo è il nostro punto di forza, il punto di spinta (come, ad esempio, nelle gare di nuoto). Tuttavia noi tendiamo a darlo per scontato, avendolo ricevuto da neonati: è una specie di “dotazione standard”, il “modello base”. Abbiamo perso il significato originario.
Sappiamo tutti che il Battesimo è un Sacramento.
Ci siamo adattati a pensare che questa parola (sacramento) voglia dire esclusivamente questo: che il Signore agisce misteriosamente dentro di noi anche se non ce ne rendiamo conto, quasi a prescindere dalla nostra volontà.
Ma Sacramentum, in origine, era un termine militare romano. Era il nome del giuramento solenne che ogni legionario faceva sulle insegne (sulla bandiera). Era un passo decisivo, che lo legava per la vita e per la morte e, ovviamente, era riservato a persone adulte, abili e… arruolate. Nei primi secoli del cristianesimo coloro che venivano battezzati non erano neonati: erano giovani, o adulti, o anziani che vi si preparavano per anni; chi veniva ammesso tagliava i ponti con la sua vita di prima. La loro era visibilmente e veramente una nuova vita.
Certamente erano attirati dalla comunità, sia perché avvertivano il vuoto della società romana, sia perché constatavano che nella comunità c’era di più: accoglienza, affetto, stima, dignità. Ma l’accompagnamento che ricevevano (il catecumenato) era finalizzato non semplicemente ad un cambiar modo di pensare, ad un “cambiar partito”, ma ad abbandonare una identità vecchia per assumerne una nuova. Era chiaro che il Battesimo non è semplicemente un cambiamento morale di vita: è radicalmente una ri-nascita (c’è una bella differenza!).
Il cammino che il Signore ci ha offre in Via Pacis comporta da parte nostra l’adesione adulta e consapevole al dono del Battesimo.
Per accettarla, per desiderarla, c’è bisogno di una certa esperienza della vita. Devo aver constatato il vuoto e la cattiveria di un certo modo di vivere per poter scegliere il dono di una vita nuova, altrimenti, in fin dei conti, si tratta solo di un modo di dire. Devo aver provato un po’ di nausea per il tipo di relazioni che si instaurano sull’ “Isola dei famosi”, per desiderare la bellezza dei rapporti fraterni, la purezza degli sguardi, la gioia del perdono.
In origine non c’era il Parroco che metteva tre gocce d’acqua sulla testa, ma si entrava nudi nella piscina battesimale, ci si immergeva totalmente nell’acqua per significare il morire nella morte di Cristo. Non pensate che questa azione si vivesse superficialmente: era molto realistica la cosa. Sapevano che, mentre loro si immergevano Gesù, che, morendo, aveva portato nella tomba tutti i peccati dell’umanità, faceva morire anche il loro peccato: qualsiasi peccato, il mio peccato, veniva perdonato nel Battesimo.
Poi si usciva dalla piscina dalla parte opposta, per significare la grande novità: chi ha preso su di sé la morte di Gesù guadagna anche la sua risurrezione. Veramente si sentivano rinati, anzi risorti, partecipi addirittura della natura di Dio.
I segni non erano ridotti all’osso come ora: l’acqua era acqua che copriva, che lavava, la veste era un vestito da tenere addosso, l’unguento profumato era qualcosa di cui venivano spalmati. Scoprivano così di avere una nuova dignità (anche gli schiavi, lavati, profumati, vestiti di bianco: che rivoluzione!), una nuova libertà di fronte all’autorità civile (da rispettare, ma non da temere), di fronte alla famiglia d’origine, di fronte a quello che pensano gli altri, di fronte magari ai terribili segreti del proprio passato, che non esisteva più.
Scoprivano la dolcezza di una nuova amicizia con Dio e scoprivano di avere una nuova famiglia di fratelli e sorelle (questo è il vero “titolo” cristiano). C’era anche un gesto che sottolineava questa “adozione” da parte della comunità: tutti si stringevano attorno ai nuovi battezzati, per accoglierli, per festeggiarli e proteggerli.
Con questa consapevolezza, davanti ai pericoli per la vita propria e dei loro cari, alle persecuzioni, ai dubbi angosciosi che potevano assalirli, perché non c’era una istituzione che poteva rassicurarli, ai timori di ogni genere, alle autorità romane che minacciavano castighi, i cristiani e le cristiane si facevano forza e si vantavano rispondendo: baptizatus sum, baptizata sum. Questi tempi non sono passati; in certe parti del mondo molti fratelli vivono le stesse difficoltà e rispondono allo stesso modo. Anche noi dobbiamo poter dire, davanti alle nostre piccole o grandi avversità: baptizatus sum!
Tiziano Civettini
