Mi chiamo Olga Lucía Berrío Loaiza. Il mio avvicinamento all’Associazione Via Pacis è iniziato quattro anni fa, in occasione di un Seminario di Vita Nuova nello Spirito. Sarò sempre grata a Julián e Bibiana, perché sono stati loro a invitarci. All’epoca eravamo 21 persone iscritte; oggi siamo 10 fratelli e sorelle che fanno parte della piccola comunità San Giuseppe, della quale mi sento molto orgogliosa. A partire da quel seminario mi sono sentita profondamente coinvolta nel cammino dell’Associazione, e questi anni sono stati per me un tempo ricco di grandi apprendimenti.
Pur provenendo da una famiglia cattolica praticante e molto devota, e avendo fatto parte durante l’infanzia e la giovinezza di diversi gruppi ecclesiali — come il gruppo mariano, l’Infanzia Missionaria e i gruppi giovanili — nella mia vita adulta fattori come il lavoro, lo studio e la costruzione della mia famiglia mi hanno in parte allontanata non tanto dalla vita spirituale, quanto dalla vita comunitaria.
Nel conoscere questa Associazione, mi sono sentita fortemente attratta dalla sua struttura, dal suo carisma e dallo stile di relazione tra le persone. L’ho incontrata in un momento della mia vita in cui, forse anche in modo inconsapevole, stavo cercando di seguire Gesù, pur non sapendo ancora bene in che modo.
Le esperienze vissute sono state molte. Sono consapevole che mi resta ancora tanto da imparare e da conoscere, ma sento anche che Gesù mi ha trasformata: ha trasformato la mia vita, i miei pensieri e i miei comportamenti. Oggi posso dire con certezza di non essere più la stessa persona di quattro anni fa.
Uno dei cambiamenti più significativi che ho sperimentato riguarda un evento accaduto un anno fa, quando mi sono ammalata in modo grave e sono stata ricoverata, in unità di terapia intensiva. In quel momento non mi sono mai sentita venire meno, non mi sono ribellata e ho sempre offerto tutto a Dio, arrivando persino a dirgli che, se quello fosse stato il momento di consegnargli la mia vita, ero pronta. Questo non accade a una persona che non ha Dio nel cuore.
Un altro aspetto molto importante di quell’esperienza è stato sentirmi così accolta e amata dalla comunità Via Pacis: i fratelli e le sorelle sono stati sempre presenti, soprattutto attraverso la preghiera, e sono certa che anche questo mi ha sostenuta e mi ha aiutata ad andare avanti.
Di quell’esperienza non porto conseguenze particolarmente evidenti, se non una diagnosi di malattia cronica. Molte persone — anche alcune qui presenti — considerano la malattia come un castigo di Dio per i peccati. Io non la penso così: credo che Dio sia troppo impegnato a fare il bene per perdere tempo infliggendo castighi.
Al contrario, considero la malattia come una prova che può servire a purificarsi, a comprendere la vita con maggiore profondità, a valorizzarla di più e a riconoscere che ogni cosa ha un significato e un progetto.
Fare Alleanza significa assumere un impegno di vita, una responsabilità che — lo confesso — può fare paura e incutere timore per tutto ciò che comporta. Tuttavia sento che è un modo concreto per restituire a Dio tutto il bene che Lui ha compiuto nella mia vita.
