“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13)

Questa è una di quelle frasi che ci sembrano tanto chiare e semplici e così… le archiviamo negli spam della nostra memoria.

Cosa vuol dire essere “amico”? Vuol dire sentirsi trasportati da un vento di simpatia, che ci fa dire: niente e nessuno ci potrà separare? Ma anche Pietro, a Gesù che preannuncia che tutti lo abbandoneranno, dice: io no, io morirò per te! Ma invece lo tradirà.

Cosa vuol dire “dare la vita”? Vuol dire – come scrive San Paolo – sacrificarsi fino a dare il proprio corpo da bruciare? Ma – scrive sempre San Paolo – “se non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba”.

Forse è meglio lasciarci prendere per mano da Gesù e seguirlo in tre momenti che il Vangelo ci offre e ci mette a disposizione.

1. Gesù per prima cosa CHIAMA. Chiama per nome. Seguitemi. Ma dove abiti? Vieni e vedi!

Poi li MANDA. Andate! Dove? In tutto il mondo, cioè in tutti i posti, anche lì, dietro l’angolo di casa tua

2. Allora, essere discepoli è essere al suo servizio… Ma un giorno Gesù dice ai discepoli: “Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi”. (Gv 15,15). Non è che ha promosso i suoi per anzianità di servizio (da servi ad amici); li ha abilitati ad essere servi come Lui.

3. Infatti, c’è un gesto “sacramentale” che Giovanni colloca nel vivo dell’Ultima Cena. Gesù si alza, si libera della sopravveste, prende un asciugamano e un catino d’acqua e lava i piedi ai discepoli, uno per uno. A me colpisce sempre la domanda che fa subito dopo: “Capite quello che ho fatto per voi?” (Gv 13,12) Siccome non avevano capito (e noi continuiamo a non capire), spiega: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri”. (Gv 13,14)

Questo è essere amici. Questo è dare la vita. Ma, tranquilli, non ne siamo capaci da noi stessi. Noi abbiamo sempre secondi fini, come i discepoli che chiedono a Gesù: dai, facci sedere a destra e sinistra quando sarai Re! Non facciamo gli ipocriti: anche noi siamo così.

Se accettiamo di essere amici, se desideriamo dare la vita, dobbiamo entrare con Gesù nel mistero dell’Eucaristia. Solo Lui, con somma pazienza, ci abilita a dire con verità, uniti a Lui: “Prendete e mangiatemi”.

Noi siamo stati chiamati su quel sentiero che si chiama Via Pacis. Come dare la vita in questa porzione di Chiesa e di mondo?

C’è sempre un discernimento da fare, ma non facciamolo da soli, “io e il mio Signore” … Siamo fratelli e sorelle, lasciamoci accompagnare da qualcuno che ci sappia aiutare ad ascoltare la voce del Signore.

Tiziano Civettini

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