Da tempo cercavo su Facebook notizie di persone che avessero fatto il servizio militare con me, finchè ho trovato il gruppo della mia batteria.
Ho fatto il militare a Dobbiaco nel 1982-83, come puntatore di sinistra addetto allo sparo dell’obice. Ho trovato foto in cui comparivo con alcuni compagni, e persone che dicevano di voler avere mie notizie. Cercando ancora, mi sono imbattuto in filmati della scuola tiro con obici in alta quota. Rivederli, con i commenti, mi ha fatto rivivere un trauma di quarant’anni prima.
Per capriccio del mio tenente, durante una forte bufera di neve, fummo costretti a sparare di notte granate illuminogene in una situazione disperata. Ero l’unico addetto allo sparo: la visibilità era quasi nulla e i punti di riferimento erano quasi impossibili da vedere. Il tenente continuava a ordinare il fuoco, ansioso di vedere l’effetto dello sparo e incurante delle difficoltà. Dopo vari tentativi riuscii a scorgere i riferimenti luminosi e, nella fretta e nel disagio, mentre il grido “Fuoco!” arrivava sempre più forte, sparai.
Fu incredibile e difficile da descrivere: uno scoppio fortissimo. Credo che la bassa pressione e la bufera abbiano impedito all’onda d’urto di disperdersi, facendomela arrivare tutta nella testa. Mi ritrovai completamente sordo; poi, dal silenzio, iniziò un fischio fortissimo, come se mi si spaccasse la testa.
Da allora, oltre al forte acufene, dovetti affrontare un tenente che mi prese di mira. Temendo che chiedessi una visita per valutare il danno, mi tolse permessi e licenze e mi assegnò servizi e punizioni, soprattutto quando dovevo andare in licenza. Nei miei ultimi sei mesi di militare mi fece vivere un piccolo inferno.
Nel gruppo Facebook trovai notizie del tenente, e il ricordo mi ferì di nuovo.
Nonostante il cammino in Via Pacis, la preghiera e il perdono, sentivo quel male ancora vivo in me.
Chiesi a Graziana, mia moglie, di pregare per me. Durante la preghiera percepì qualcosa di oscuro che voleva farmi del male. Sentivo ancora quel dolore e chiesi la preghiera al gruppo che prega per gli ammalati. Raccontata l’esperienza con il tenente, mi chiesero cosa avrei fatto se fosse stato davanti a me: d’istinto feci il gesto di colpirlo.
La preghiera iniziò tra la mia confusione e quella del gruppo su come procedere.
Dopo l’invocazione dello Spirito Santo e il canto in lingue, venne raccontata una visione: “Il tenente era prostrato, consapevole del male fatto. Il Signore gli stava davanti con tenerezza, ma lui restava a terra, col volto abbassato”.
Quella visione mi diede una profonda contrizione: capii che vergogna e paura possono impedire a chi riconosce il male fatto di alzare lo sguardo a Gesù.
Mi inginocchiai e pregai per lui, chiedendo che potesse guardare al Signore e lasciarsi raggiungere dalla Sua misericordia. Pregando, il giudizio negativo lasciò posto a tenerezza per lui e pace per me.
Poi lo vidi alzare lo sguardo a Gesù, che lo accoglieva con amore.
Quella preghiera mi cambiò interiormente.
Compresi che, pur avendo cercato di perdonarlo, il mio giudizio su di lui restava negativo: mi aveva ferito nel corpo e nell’anima, e gli avevo voluto male.
Nel cammino di conversione capii che il vero perdono si prova amando chi ci ha fatto del male.
Ripensai anche al male oscuro percepito da Graziana durante la preghiera: capii che il male ferisce anche chi lo subisce e può trascinarlo a sua volta nel male. Per questo il Signore ci insegna a perdonare e ad amare i nemici.
Per anni quel giudizio mi aveva tenuto legato al male subito. Compresi che il giudizio spetta a Dio; a noi spettano perdono e misericordia.
Il Signore attende la libera scelta del peccatore per rialzarlo e abbracciarlo nel Suo amore; la preghiera dei fratelli può aiutarlo a trovare questa forza.
In quel momento compresi di aver amato chi mi aveva fatto del male.
Paolo Armellini
