Un piccolo fico coraggioso

Una calda mattina di luglio mi fermo a fare benzina. Mentre aspetto il rifornimento, noto con stupore, nell’angolo fra la casetta del benzinaio e il piazzale, spuntato dall’asfalto, un piccolo fico, alto 30-40 cm, con le foglie belle verdi protese verso l’alto. Il benzinaio vede il mio sguardo perplesso e mi spiega: “ci ho messo di tutto, benzina, gasolio, l’ho tagliato, strappato, ma tutti gli anni rispunta…”. Non commento, con un groppo di commozione pago e me ne vado.

Sto leggendo l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo (edizione 2025, Terranuova edizioni), che esplora e aggiorna le notizie sulle terribili situazioni che percorrono la nostra terra in questo tempo. Le stragi di civili, i bambini senza futuro, le donne violate, la fame, la sete, l’accanimento nei confronti delle strutture sanitarie e di chi ci lavora, la catastrofe climatica. Distruzione, odio, ferocia, barbarie. Disprezzo verso la diplomazia e le convenzioni internazionali. Arte e cultura devastate. Milioni di persone in fuga dalle proprie terre. Una scia di sangue e di odio di cui non si intravede la fine.

Ma nell’Atlante di quest’anno c’è una novità. Le notizie positive, prima segnalate in fondo al volume, sono distribuite lungo tutto il testo, e sono più evidenti. Per ogni storia di guerra, un “tentativo di pace”.

Col sostegno di associazioni umanitarie, piccole realtà riportano a scuola i bambini, promuovono la bonifica di terre inquinate dalle armi, sostengono la presenza delle donne nelle istituzioni e la formazione professionale, scavano pozzi, forniscono cibo e medicine a chi ha perso tutto.

Leggendo, riconosco Via Pacis, che sta facendo proprio questo in tanti Paesi devastati da guerre tutt’ora in corso (Myanmar, Repubblica Democratica del Congo, Georgia) o dalle loro conseguenze. In Uganda, John Bosco Matovu e i fratelli di Via Pacis si prendono cura di famiglie costrette a sopravvivere nelle baraccopoli e offrono percorsi di guarigione interiore a persone traumatizzate dalla guerra. In Colombia, dove la guerra durata cinquant’anni e la pace sempre in bilico rendono fragile e precaria la vita della gente, Via Pacis accompagna famiglie, giovani, madri sole, a ritrovare dignità e riconciliazione. Equador, Burundi, Bosnia-Erzegovina, Filippine, India, Bolivia: Paesi di quattro continenti che portano cicatrici profonde e dove le crisi in atto e la destabilizzazione internazionale mettono continuamente a rischio tregue faticosamente raggiunte. Lì Via Pacis è presente con progetti di ricostruzione delle strutture, dei cuori e delle relazioni.

Ecco cosa mi ha ricordato quel piccolo fico nel distributore. Ostinato, determinato, coraggioso. Tutti i tentativi di distruggerlo si infrangono contro la potenza della vita.

Così è la Pace. Piccola sì, ma ostinata, determinata, coraggiosa, con una forza vitale che la fa spuntare e rispuntare in mezzo a tutte le devastazioni e l’impegno per distruggerla.

Perché la Pace ha la sua radice in Dio, è irrigata dalle lacrime e fecondata dalla solidarietà.

Maria Luisa Toller

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