Abbiamo fatto esperienza (più di una volta nella vita) che Dio ci ha raccolti e abbracciati quando eravamo sporchi, colpevoli, svogliati e ribelli. E in quei momenti abbiamo “toccato con mano” cos’è l’amore incondizionato, quello che ti riempie il cuore e ti fa sentire amato/a “a prescindere” … a prescindere dal tuo aspetto e dallo stato in cui ti trovi: anzi, più tocchi il fondo, più quell’ Amore ti sorprende.
E non abbiamo più dimenticato quell’Amore, anzi … ci siamo innamorati dell’Amore, ci siamo innamorati di Dio.
Pian piano Lui è entrato (o rientrato) nelle nostre vite, lo abbiamo riscoperto Padre, fratello, amico, sostegno, medico, maestro. E abbiamo scoperto che Lui ci invita a fare con la nostra vita quello che Lui ha fatto con la sua: donarci ai fratelli, vivere per i fratelli. Perché “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv15,13).
E qui entra in campo l’accoglienza, atteggiamento e stile di vita che ti avvicina al fratello, perché accogliere è il primo passo per incontrare.
L’accoglienza è un gesto tanto amato e praticato nella Bibbia dal popolo ebraico. Come dimenticare l’accoglienza di Abramo ai tre uomini sotto la quercia di Mamre e ciò che questo accogliere è significato nella vita di Abramo? (vedi Genesi 18)
Accogliere il fratello, cioè farlo entrare “in te” (dargli spazio nel tuo cuore prima ancora che nel tuo tempo e nella tua casa) è il primo passo per diventare persone che amano nel concreto. Probabilmente sarà sopportare con pazienza quel difetto del fratello, (chi non ha difetti lanci la prima pietra!) ma sarà anche valorizzare il bello che accomuna, i pregi che lo contraddistinguono puntando a valorizzare ciò che unisce più di ciò che divide, consapevoli che i primi accolti siamo noi stessi. Imperfezioni accolte e tanto amate da Dio “così come siamo” per diventare (pian piano) ciò a cui siamo chiamati: ambasciatori di riconciliazione, artigiani di pace che si sforzano di creare connessioni di cuori anche quando accogliere il fratello costa fatica.
Chissà … e se quel fratello che fatichi ad accogliere ed amare fosse, invece che una seccatura, la tua scala per il paradiso? Forse è lui l’opportunità che ti è data per crescere in accoglienza, pazienza e dono gratuito? Forse è lì che il Signore ci chiede conversione e un cambio di rotta.
La mèta è grande: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5).
Lucia Romani
