Sono stata accompagnata da don Domenico per tanti anni. La sua “fissa” era il perdono, e io pensavo ormai di non avere più nulla da perdonare.
Un giorno, però, mi è venuta in mente una persona e ho provato un senso di fastidio. Mi sono detta: «Qui c’è qualcosa…». Poco alla volta ho iniziato a capire che quel fastidio segnalava qualcosa che dovevo perdonare, e che nulla me lo impediva. Così ho detto: «Signore, decido di perdonare questa persona una volta per sempre».
Quell’episodio mi ha resa più attenta a distinguere tra ciò che avevo davvero perdonato e ciò che avevo semplicemente accantonato. Ho continuato questo cammino anche con altre persone e, passo dopo passo, mi sentivo sempre più leggera.
Ho capito che non devo rimuovere, ma attraversare il ricordo: lasciar emergere la sofferenza che lo accompagna, scegliere il perdono e, infine, arrivare al ringraziamento.
Ci sono persone che è difficile ricordare e, ancora di più, perdonare. Con una di loro avevo vissuto male la relazione, ma continuavo a chiedermi: «Che cosa devo perdonare, se non ha fatto nulla?». Una notte, però, ho compreso che mi veniva offerto un momento di grazia. Ho perdonato e, al mattino, mi sono svegliata leggera: capivo che era accaduto qualcosa.
Questo è successo due anni fa. Da allora non ho più avuto le forti coliche che, ogni tanto, mi facevano stare male.
Ricordare, soffrire e perdonare. Questo cammino riguarda anche i piccoli perdoni legati a fatti e situazioni che, come sassi, finiscono per trascinarci in fondo: una parola cattiva, un gesto sgarbato, una ferita apparentemente piccola, ma rimasta dentro.
Non devo dire: «Non è niente». Devo piuttosto ricordare, riconoscere ciò che fa male e decidere di voler perdonare. Questo spetta a noi; il resto lo fa Dio.
Qualche tempo fa la Parola del giorno diceva: «Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze» (Mt 10,27).
Allora ho chiamato i miei figli e ho raccontato loro tutto questo, come fosse il mio testamento spirituale.
Giuliana Condini
