Mina de oro, il giorno dopo

Il giorno dopo. Il giorno dopo la visione del film documentario Mina de Oro girato nelle Filippine, sull’isola di Mindoro, tra i ragazzi sostenuti con le adozioni a distanza.

Mi viene chiesto di raccontare le mie impressioni, a me che da più di 30 anni collaboro alla incessante solidarietà di Via Pacis dove il mondo dell’emarginato, dell’affamato, dell’ammalato trova ascolto. Di storie tragiche e dolorose ne ho sentite raccontare molte dai nostri referenti, ma ogni volta il cuore sanguina. È una ferita che rimane aperta anche se, a volte, lo scorrere della vita con i suoi impegni sposta altrove l’attenzione.

Il giorno dopo, mentre ancora risento nella mente il racconto dei ragazzi filippini e cerco di districare i tanti pensieri ed emozioni, leggo un commento di un amico di Via Pacis, sostenitore a distanza (ma a questo punto la distanza è annientata!) che concretizza in poche parole il tumulto che mi è rimasto dentro:

“…un’emozione potente, un documentario che è una mazzata al cuore ma dove emerge tanta energia, dignità, determinazione, voglia di vivere e di lottare…”.

Mi chiedo, come si fa?

Come si fa a raccontare un’esperienza di violenza, questo dolore, con un sorriso luminoso, con lacrime sì, ma senza rancore, volendo ancora bene a chi ti ha ferito?

Come si fa ad essere nonne in una vita di fatica dalla quale vorresti magari riposare un po’, lasciando ad altri l’impegno di procurare il cibo quotidiano strappandolo al mare, ad un terreno che ti piega la schiena, ma hai dei nipoti orfani e tu sei l’unica rimasta e vuoi, a costo di qualsiasi sacrificio, che quei nipoti possano studiare, avere una vita diversa?

Come si fa ad alzarsi prima dell’alba e percorrere svariati chilometri a piedi, magari a stomaco vuoto, per raggiungere la scuola dove forse, grazie a Dio ed agli amici lontani potrai trovare anche un pasto degno?

Come si fa a mantenere vivo il sogno di diventare avvocato, insegnante, poliziotto quando, finita la scuola, torni a casa e non puoi studiare o giocare con gli amici, ma devi aiutare la famiglia a pescare, pulire le reti, lavorare duro?

E mentre io il giorno dopo rifletto, questa “routine” è il giorno dopo di tutti i giorni per i protagonisti del film.

E mi rendo conto del lavoro immane delle suore che si occupano a tempo pieno, pienissimo, di tutte queste situazioni, individuando con l’intelligenza dell’amore cosa si può fare di concreto, di veramente utile per questi ragazzi.

I bisogni sono tanti e allora si chiede a chi sta meglio, all’occidente detentore dell’esclusiva – ormai vacillante – del benessere. È una richiesta umile, anche povera volendo, perché a nessuno dei ragazzi e delle famiglie manca la dignità, la voglia di lavorare, di migliorarsi, di coltivare ogni giorno un sogno da raggiungere con le unghie e con i denti.

85 centesimi di euro al giorno, meno di un caffè per noi, è la quota di speranza che posso, possiamo restituire a chi è privo di tutto,

e non senza una parte di nostra responsabilità nell’utilizzo delle risorse e dei mezzi a nostra disposizione.

E quale immensa gratitudine nei volti e nelle parole dei ragazzi di Mindoro per essere parte del programma Adozioni a distanza.

E, il giorno dopo, mi dico che loro mi hanno dato una lezione di vita, un assist per la felicità, la GRATITUDINE!

 

di Marilena Brighenti

Prossime date

  • 12/04 Dro
  • 21/04 Arco

Adozione a distanza

85 centesimi al giorno salvano una vita.

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