Luca Attanasio aveva 40 anni nel 2017 quando è stato nominato consigliere di legazione a capo della missione a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo. Nel 2019, Luca aveva 42 anni ed è stato riconfermato come ambasciatore straordinario e plenipotenziario perché aveva il cuore aperto, capace di farsi carico delle emergenze sociali, della povertà e del dolore che vedeva.
Nel 2020, Luca aveva 43 anni e lo hanno premiato con il Premio internazionale Nassiriya per la Pace.
Nel 2021, Luca avrebbe compiuto 44 anni, ma prima di poterlo fare è rimasto vittima di un agguato assieme ad altre sei persone che con lui viaggiavano su un convoglio del Programma alimentare mondiale. Quel 22 febbraio hanno perso la vita con lui l’autista Mustapha Milambo e il carabiniere Vittorio Iacovacci.
Ma Luca non ha “perso” la vita, l’ha donata.
La differenza è abissale e si misura in pace seminata, in bene rimasto, nella capacità di Luca di generare vita anche quando la sua sembra non esserci più.
A ricordare tutto questo è stato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano che domenica 22 febbraio è intervenuto alla commemorazione al cimitero di Limbiate, in provincia di Monza e Brianza. «Per noi cristiani la morte è un mistero e deve crescere in noi la certezza che la vita viene donata – ha ricordato Parolin – la vita di Luca ci interroga tutti
e si tratta di raccogliere la sua eredità per continuare a costruire un mondo dove la pace sia più desiderata della guerra, dove la gentilezza sia più necessaria della violenza, dove la solidarietà sia più efficace del guadagno.
Luca, nella sua vocazione di ambasciatore, ha lasciato viva l’impressione di una dedizione capace di andare oltre il dovere, sfidando il limite del necessario, accogliendo la chiamata a costruire un mondo migliore non solo con pensieri e ipotesi, ma con parole e gesti reali, veri e sinceri».
Come Associazione Via Pacis, siamo stati presenti alla commemorazione con una delegazione per farci accanto ad Alida e Salvatore, genitori di Luca, che negli scorsi anni hanno condiviso con noi momenti intensi e significativi: serate di riflessione, incontri nelle scuole e dialoghi coi giovani.
Alida e Salvatore hanno scelto di trasformare il dolore della perdita in responsabilità, facendosi promotori di un messaggio di pace, solidarietà e fraternità che rispecchia pienamente lo spirito con cui Luca ha vissuto la propria missione.
Sentiamo il dovere di ricordare Luca e rinnovare l’impegno comune di continuare a costruire ponti, a educare alla responsabilità, a coltivare relazioni fondate sul rispetto e sulla giustizia.
di Daphne Squarzoni
Nel segno di Luca: eredità di pace e speranza
Foto di copertina: Michelangelo – Fotottica Limbiate








