Il secondo patto

Carissimo,
complimenti! La tua sintesi è perfetta e rivela, una volta di più, il tuo grande cuore e la tua bella testa. Sì. La grave difficoltà di coppia che stai vivendo può essere il trampolino di lancio per il cambiamento, il mezzo per prendere in mano la tua vita e diventare migliore. E questo è possibile attraverso la pacificazione con la tua storia, con le tue sofferenze e condizionamenti, e con una decisa strategia di amare e fare piccoli gesti di bene. Hai capito giusto: non serve combattere le tenebre, è sufficiente far entrare più luce. Nella percentuale con cui tu cerchi in ogni cosa il bene dell’altro, vengono a calare il clima teso, l’aggressività e la tensione. E vieni sanato tu. Il passo successivo è l’accettazione responsabile, matura e veritiera di tua moglie, in ogni suo aspetto: fisico, psicologico, spirituale. Il modo di camminare, di esprimersi, di gesticolare, di rapportarsi con gli altri, i suoi gusti, le sue idee, il suo modo di essere madre… accettarla così come è. Puoi farlo aiutato da Dio, ed anche da me, se vuoi.

Questa accettazione incondizionata potrebbe aprirti spiragli impensati e scoprire aspetti sconosciuti e piacevoli di lei. O accorgerti con meraviglia e incredulità che quel suo difetto che fino a ieri ti irritava così tanto, ora ti fa tenerezza. Se fino ad oggi la critica feroce verso di lei era motivata dal sentirti inadeguato, inferiore, o dal timore che fosse migliore di te, o dall’avvertirla più grande e volerla quindi ridimensionare, ora che sei più sereno con te stesso e più consapevole del tuo valore, puoi permetterti di apprezzarla. Puoi permetterti di essere “specchio buono” per lei, puoi permetterti di dirle apertamente le cose belle che fa… e che è.

C’è una Parola della Bibbia che mi emoziona: “Tutte le cose sono a due a due, una di fronte all’altra… l’una conferma i pregi dell’altra”. Ma tu pensa che bello se questo fosse lo stile di ogni coppia: ciascuno conferma il bello e il buono che l’altro è e fa. In verità, senza mentire o voler compiacere.
Quando mi sono sposata ero molto giovane, inesperta e incapace da tanti punti di vista. Non avevo mai cucinato prima ed ho iniziato timidamente a fare i primi esperimenti supportata da un buon libro di ricette e chiedendo consigli a destra e a manca. Con il tempo sono diventata una brava cuoca. Gran parte del merito va a Paolo, mio marito, che, quando i cibi riuscivano bene, lo sapeva dire e apprezzare. È l’affermazione, la molla che spinge a migliorare. È il concime della crescita. Non lo sono certo la correzione e la critica, che hanno spesso la capacità di rinforzare proprio quello che si vorrebbe far cambiare.
Quale altro step a questo punto? Ora che vedi con più lucidità te stesso e tua moglie, i tuoi errori, il presupposto inconsapevole e fragile sul quale hai e avete costruito il vostro matrimonio, la carenza di fondamenta solide, la mancanza di un progetto condiviso, sarebbe forse il momento di rimettere mano a tutto questo? Di fare oggi quanto per poca maturità non avete fatto allora? E perché no: se fosse il caso di stipulare un nuovo matrimonio, un “secondo patto” su una base più matura e responsabile?
Pensaci, pensateci, parlatene.

L’avventura matrimoniale non è facile, anzi, è un’avventura pericolosa (ma ci sono relazioni significative facili?), ma vale la pena di viverla e di combattere per essa. Sono sposata da tanti anni e mi accorgo di quanto oggi io sia diversa: meno appuntita, aggressiva e impulsiva. Mi accorgo di come sia più paziente e tenera, di come accetti più facilmente le mie e altrui manie, povertà, fragilità. Così, come mi accorgo del profondo rispetto che nutro verso il mistero che Paolo è.

È la vicinanza continua con l’altro, l’incontro e lo scontro che, se integrati, ci ammorbidiscono e ci rendono più amabili. È cambiata tanto di conseguenza anche la relazione matrimoniale: c’è più comprensione, tolleranza, cura reciproca, rispetto, complicità, serenità, dolcezza. Così ringrazio Dio di ogni giorno della mia vita, dei giorni di gioia e di dolore, delle delusioni e delle fatiche, di ogni provocazione che mi ha permesso di essere oggi quella che sono. E ringrazio Dio di poter invecchiare assieme a Paolo, quel giovane uomo biondo con gli occhi azzurri di cui mi sono innamorata cinquanta anni fa. Poter invecchiare assieme: che dono! Sempre tua Eliana

 

Dalla Rivista Sulla Via della Pace n° 64, articolo di Eliana Aloisi
Counsellor e mediatrice familiare, fondatrice dell’Associazione Via Pacis
Rubrica Carissimo

Articolo precedente
Tutto è vanità o tutto è novità?
Articolo successivo
Vicino ai lontani
Menu