Scrive Giulia:
La Rosa Mystica School – inclusione e dignità
Da pochi giorni Fabio ed io siamo rientrati dal Ruanda con un bagaglio pieno di emozioni, sorrisi, tante persone che portiamo nel cuore… Insieme al nostro amico Toni (il pastore evangelico dott. Anton Geiser) e a sua moglie Kerstin, abbiamo soggiornato nel convento delle Suore dell’Ordine di San Bernardino, a circa un’ora da Kigali, la capitale. Le suore gestiscono il complesso scolastico G.S. Rosa Mystica, che accoglie oltre 1.300 bambini. Ci sono il nido, la scuola materna, la primaria, la secondaria e anche una scuola professionale. Ogni anno, la scuola viene premiata per gli ottimi risultati ottenuti agli esami nazionali. Il complesso comprende anche un dormitorio e, dal 2022, una sezione speciale dedicata ai bambini autistici e con disabilità.
È stata la prima sezione di questo tipo ad aprire in tutto il Ruanda.
Attualmente accoglie 34 bambini, ma le richieste di ammissione sono molto numerose. È questa è la sezione che stiamo sostenendo attraverso il progetto “Autismo, disabilità e la terapia della dolcezza”.
I bambini di questa sezione arrivano a scuola con poche autonomie personali. Alcuni non sanno ancora stare seduti su una sedia, mangiare da soli, vestirsi o lavarsi. Alcuni non sanno nemmeno parlare. Qui imparano prima a prendersi cura di sé. Poi, gradualmente, imparano a leggere, scrivere e fare i calcoli. Svolgono anche attività pratiche, come lavorare la terra. L’obiettivo è aiutarli a diventare sempre più autonomi, affinché, crescendo, possano contribuire alla vita familiare e, quando possibile, provvedere al proprio sostentamento.
Un’altra iniziativa interessante che aiuta molto questi bambini è l’allevamento di conigli. Prendersi cura degli animali aiuta i bambini a sviluppare autonomia, responsabilità e attenzione verso gli altri. Inoltre, l’allevamento rappresenta anche un piccolo sostegno per le famiglie.
L’inaugurazione – una festa da condividere
L’anno scorso ho avuto la fortuna di conoscere personalmente questo complesso scolastico e la sezione dedicata ai bambini con bisogni educativi speciali. Già allora c’erano molte richieste per accogliere altri bambini, ma la struttura esistente non era sufficiente. È nato così il progetto di ampliamento, con la costruzione di un secondo edificio suddiviso in tre classi.
Grazie ai tanti sostenitori di Via Pacis e alla collaborazione con il nostro amico, il pastore Toni, per la regione Renania-Palatinato (Germania), il sogno di realizzare una seconda unità per bambini autistici e con disabilità è diventato realtà!
E noi abbiamo avuto la gioia di essere presenti all’inaugurazione. Davvero una festa e una gioia da condividere con tutti coloro che hanno aiutato e sono stati un mattoncino per questo grande traguardo!
Questa scuola è stata costruita interamente a mano, senza macchinari, con tanta fatica, dedizione e con tanto amore. L’ho visto negli sguardi degli uomini e delle donne che stavano ultimando gli ultimi dettagli dell’edificio. L’ho visto anche nei bambini che hanno potuto esprimere la loro creatività dipingendo la parte centrale della facciata esterna.
Quando mi sono trovata davanti al nuovo edificio, mi sono emozionata tantissimo.
Ho pensato subito a tutte le persone che hanno contribuito a realizzare questo progetto, anche con pochi euro. Ognuno ha dato il suo piccolo contributo e, mettendo insieme tante donazioni, è stato possibile costruire qualcosa di grande e importante. In quel momento ho sentito quanto possa essere prezioso anche il più piccolo gesto di attenzione.
Mi sono resa conto che, insieme, siamo riusciti a fare qualcosa di davvero speciale!
Le suore e gli insegnanti, che seguono questi bambini autistici e con disabilità con tanta pazienza, amore, dolcezza e attenzione, sono profondamente grati per il nostro impegno e per il sostegno che offriamo. Ci hanno ringraziato di cuore per essere, insieme a loro, ambasciatori di speranza e per contribuire a costruire un futuro migliore per tanti bambini.
Scrive Fabio:
L’inaugurazione delle tre nuove aule dedicate ai bambini con disabilità è stata una grande festa. Un progetto reso possibile grazie a tutti coloro che hanno scelto di investire nell’educazione e nel futuro di questi bambini. […] Credo che il valore più grande di questo progetto sia proprio quello di dare un futuro a tutti i bambini, compresi quelli con disabilità che, senza realtà come questa, rischierebbero di essere dimenticati o di non trovare accoglienza in altre scuole.
Il mio auspicio è che l’esperienza della Rosa Mystica non rimanga un caso isolato, ma possa diventare un esempio anche per altre scuole del Ruanda. Sarebbe bello che un giorno l’inclusione dei bambini con disabilità diventasse una realtà normale e diffusa in tutto il Paese, e non un’eccezione.
Il rientro a casa
Durante questo viaggio ho anche riscoperto una tranquillità che spesso faccio fatica a trovare nella mia vita quotidiana.
La doccia era fredda, mancavano alcune comodità a cui siamo abituati, ma dopo poco non ci facevo nemmeno più caso. Non avevo bisogno di altro: le persone e il loro cuore colmavano i miei vuoti.
Mi interessava molto di più ascoltare le persone, conoscere le loro storie e condividere del tempo insieme. Quando sono tornato in Italia, già all’arrivo all’aeroporto di Milano, ho sentito nuovamente il peso dei pensieri, degli impegni e della solita routine. Questo mi ha fatto riflettere.
Sappiamo che in tanti Paesi africani le persone affrontano difficoltà materiali enormi. Ma forse anche noi, pur avendo molto di più, abbiamo perso qualcosa. Siamo talmente presi dal lavoro, dalla fretta e dalle preoccupazioni che a volte dimentichiamo di goderci quello che abbiamo e di dedicare tempo agli altri. Non voglio idealizzare la vita in Ruanda, perché le difficoltà che ho conosciuto sono reali. Ma credo che anche noi abbiamo qualcosa da imparare dalle persone che abbiamo incontrato.
E ora mi chiedo: cosa rimarrà davvero di questo viaggio?
Come mi è già capitato dopo altre esperienze, si torna a casa pieni di entusiasmo, con la voglia di cambiare qualcosa e di mettersi in gioco. Poi riprendono gli impegni, il lavoro e le preoccupazioni, e si rischia di dimenticare quello che si è vissuto.
Durante questi giorni, ascoltando le storie delle suore e delle persone che cercano di aiutare, ho sentito più volte il desiderio di fare qualcosa di concreto. Quando conosci personalmente queste persone, ascolti le loro difficoltà e vedi quello che riescono a fare con così poche risorse, ti viene spontaneo volerle aiutare.
Non penso che possiamo risolvere tutti i problemi, ma credo che possiamo contribuire a creare qualche opportunità in più. Penso soprattutto ai bambini della scuola Rosa Mystica, alla pazienza degli insegnanti e alle suore che ogni giorno dedicano la loro vita agli altri.
Perché alla fine credo che non servano necessariamente grandi gesti per fare qualcosa di buono. A volte basta fermarsi, ascoltare e scegliere di condividere un po’ di quello che abbiamo.


































