Speranza

Sembra che tutto sia in crisi. Siamo in crisi prima di tutto con noi stessi: cerchiamo stabilità, ma non si vede futuro o lo si vede molto incerto; è in crisi la politica, il sistema sociale, la famiglia, la scuola, la comunità, le relazioni di condominio o di vicinato o con i parenti. Anche la Chiesa è in crisi. È in crisi la natura, che si ribella.

A questa crisi globale hanno contribuito vari fattori, tra cui i velocissimi cambiamenti avvenuti in questi ultimi 20-30 anni. È avvenuto un cambiamento d’epoca: l’uomo d’oggi non è lo stesso di 50 anni fa. 

C’è la grande tentazione di fuggire da questa realtà e di rifugiarsi nei nostri piccoli mondi: «individualismo, spiritualismo, ripetizione di schemi fissi, dogmatismo, nostalgia, pessimismo, rifugio nelle norme…» (Papa Francesco, Gaudete et exsultate), ecologismo, affetti, lavoro. Questi diventano il mio tesoro, il mio idolo, dove attacco il cuore, organizzo la vita, ripongo la mia fiducia. «Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21).

Come parlare di speranza, mentre le Chiese si svuotano, le liturgie sono “spente”, i sacramenti sono diventati atti di folclore?

Come parlare di speranza, se non c’è un passaggio generazionale di fede? se, con difficoltà, si pratica la preghiera? se la fede è sinonimo di tristezza, di abitudine? se il linguaggio liturgico e spirituale non è più comprensibile ed è solo per addetti ai lavori? se, con difficoltà, si vive la fraternità, l’ascolto?

La maggioranza delle cose che funzionavano fino a pochi anni fa, oggi non funzionano più; sembra essere un tempo senza speranza. Ma proprio in questo tempo, Dio sta creando nuovi cieli e una terra nuova; sta immettendo acqua nella steppa, sta aprendo strade nel deserto, sta facendo cose nuove.

C’è una nuova ventata di Spirito Santo che Dio sta donando a questa generazione. È l’inizio di una nuova stagione di Spirito Santo che sta raggiungendo, e inondando, tutta la Chiesa; una nuova misericordia di Dio, quella che si stende di generazione in generazione, che oggi, come un secolo fa, è partita dai fratelli protestanti. Ci sono tanti aspetti positivi, tanti semi di bene, sia nella società sia nella Chiesa. C’è un gran numero di persone “affamate” di Dio. Questa gente aspetta una parola, una voce, uno sguardo. E, se questa fame non viene colmata attraverso la nostra testimonianza, queste persone andranno alla ricerca di altre realtà spirituali.

Il card. Ratzinger diceva nel 1969, in un’intervista radiofonica: «Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare molti degli edifici che aveva costruito nella prosperità. Poiché il numero dei suoi fedeli diminuirà, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede al centro dell’esperienza. Sarà una Chiesa più spirituale».

 

di Eliana Aloisi Maino

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