Repubblica Democratica del Congo, comunità in cammino e acqua per il futuro

La strada verso Kikwit sembra non finire mai: polvere rossa, villaggi che appaiono all’improvviso, volti che salutano al passaggio e un bisogno semplice, essenziale, che accompagna ogni incontro: l’acqua. Tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto, Paolo Armellini, Leonardo Lucchi e Mirko Pettinacci sono arrivati nella Repubblica Democratica del Congo portando con sé il desiderio di ascoltare, incontrare e capire come sostenere concretamente le giovani comunità Via Pacis che stanno crescendo nella diocesi di Kikwit.

In quelle terre, dove la vita quotidiana è segnata dalla fatica e dalla speranza, la missione ha assunto fin da subito un duplice volto: accompagnare un cammino di fede e riconciliazione, e valutare la possibilità di realizzare dei pozzi in alcune delle zone più povere, perché l’acqua possa diventare davvero promessa di futuro.

I primi giorni sono stati dedicati alla visita delle comunità locali. Gli incontri hanno rappresentato un’occasione per conoscere più da vicino la realtà delle persone, ascoltare le loro esperienze, raccogliere domande, difficoltà e attese, cercando di favorire uno scambio aperto e concreto. Il dialogo con i fratelli aveva lo scopo di offrire strumenti utili per rafforzare la vita comunitaria e spirituale, sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e sostenerne il cammino di crescita. Queste giovani comunità, nate in condizioni difficili, si rivelano animate da grande disponibilità e dal desiderio di costruire un futuro più stabile; allo stesso tempo, sono emerse fragilità e necessità che richiedono continuità nell’accompagnamento e una presenza attenta nel tempo.

Scrive Paolo:

Durante il primo incontro con i fratelli congolesi della città di Kikwit, una realtà di circa 650 mila abitanti, siamo stati accolti con grande affetto. Si preparavano a ricevere la preghiera di effusione — il Battesimo nello Spirito Santo — e ci attendevano con un forte desiderio di conoscerci, ascoltarci e condividere qualcosa della loro vita.

Erano circa sessanta persone: entusiaste, accoglienti, sorridenti. Ognuna si è presentata con una formula che mi ha colpito: “Ambasciatore di riconciliazione di Via Pacis”, seguita dal proprio nome.

Mentre Mirko parlava loro in francese, io osservavo i loro volti attenti ed entusiasti. Dentro di me sentivo risuonare queste parole: “Il vostro cuore è il terreno fertile dove il Signore Gesù vuole seminare il suo seme, la sua Parola. Siete il terreno buono dove la Parola può crescere e, a suo tempo, portare buon frutto”.

Nei vari incontri ho notato quanto si punti sulla formazione, soprattutto attraverso lo studio. La parola “formazione” è tornata spesso nei discorsi, e questo mi ha aiutato a comprendere quanto siano importanti la pacificazione, la guarigione interiore e la cura del cuore.

Il secondo obiettivo della missione riguardava la verifica della possibilità di realizzare pozzi (SCOPRI IL PROGETTO) in aree il cui lo sviluppo è frenato dalla carenza di acqua. Abbiamo raccolto informazioni sulle condizioni locali, sulle necessità delle popolazioni e sulle possibili aree di intervento.

Scrive Leonardo:

Mi ha colpito soprattutto il lavoro legato all’acqua: visitare i pozzi, fare misurazioni e vedere quanto questo bisogno sia essenziale per le persone mi ha fatto sentire il peso concreto di ciò che stavamo cercando di fare. Il viaggio verso Kasanza è stato molto faticoso, tra caldo, polvere e lunghi spostamenti nella savana. Nei villaggi, però, ho incontrato un’accoglienza che mi ha commosso: persone povere, ma capaci di condividere con gioia il poco che avevano.

La disponibilità di acqua, potabile e irrigua, rappresenta infatti un’esigenza primaria, con conseguenze dirette sulla salute, sull’educazione, sulla vita quotidiana delle comunità e quindi sulla possibilità effettiva di raggiungere una condizione che permetta di guardare al futuro e al cambiamento.

Mirko Pettinacci

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Chiamati a qualcosa di grande: l’estate Via Pacis dei giovani