La cascata d’amore. Perché non siamo sempre felici

Mi sono sempre domandato, al di là della storia personale di ognuno, perché spesso le persone non sono felici. Non è una domanda facile, certamente, ma vorrei condividere una riflessione come “cristiano”.

Quante volte abbiamo sentito dire “Dio è amore, Dio ti ama”… ricordo ancora gli adesivi degli anni Ottanta: “Jesus loves you”, dove al posto della parola “loves” c’era un cuore.

Ma, allora, se Dio mi ama dovrebbe bastarmi per essere felice…

Credo che alla base della nostra infelicità ci sia l’idea di amore che conosciamo dal punto di vista umano. Io amo per essere amato, do per ricevere: questa spesso è l’immagine della relazione perfetta.

A volte siamo focalizzati troppo sul cercare di ricevere amore. Fin da bambini abbiamo bisogno di amore, di comprensione, di approvazione. Addirittura, la società di oggi ci confonde facendoci credere di ricevere amore con il ricevere “like” sui social.

Questa costante ricerca di essere amati, ma non di amare, ci lascia insoddisfatti.

Come cristiani però abbiamo la possibilità di uscire da questa insoddisfazione, se capiamo e ci apriamo all’amore di Dio.

Lo troviamo ben espresso nel Vangelo di Giovanni: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. (…) Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». (Gv 15,9.12)

Dio ama Gesù e non gli chiede niente, non vuole ritorno.

Gesù ama me allo stesso modo e non mi chiede ritorno.

Io sono stato creato per amare gli altri dando ciò che ho ricevuto, senza volerne il contraccambio.

Questa è la “cascata dell’amore di Dio”. Costante, dirompente, fresca, piena, inesauribile, così potente che lava i peccati dell’uomo, che dà un senso alla vita solo nell’amare gli altri. E allora anch’io io posso sentirmi felice, se realizzo che il mio compito è soltanto quello di mettermi sotto la cascata per riversare sugli altri l’amore ricevuto, senza volerne in ritorno, perché l’acqua non sale la cascata ma scende, sempre, costante, dall’alto verso il basso.

 

 di Danilo Bonometti

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