Come pensi così vivi

“Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.  E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.” (Fil 4,6-7). 

È un passo terribilmente attuale. San Paolo scrive ai filippesi, una comunità da lui molto amata, una comunità perseguitata e in lotta, che vive ogni giorno la contraddizione tra il messaggio evangelico e la dura realtà, e la esorta a restare salda nella fede e a non lasciarsi contaminare dal dilagante clima insano e idolatra del mondo. Scrive dal carcere, mentre è in attesa della sentenza che potrebbe condannarlo a morte. È in questa situazione drammatica, sia per lui che per la comunità di Filippi, che esorta a non angustiarsi per nulla ed avere speranza. Non una speranza disincarnata, non un entusiasmo facile, non un fideismo difensivo, ma una speranza che nasce dalla consapevolezza di essere uniti a Cristo certi che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28). È un salto nella fede viva: non dottrina o norme a cui aderire, non un sentimento, ma un rapporto personale con Gesù, da cui deriva il modo di pensare e di agire. San Paolo si preoccupa che la fede passi nella quotidianità della vita e diventi forza operativa di giustizia, di pace, di accoglienza, di trasformazione continua. È un discorso molto concreto e razionale. 

Dalla sua situazione precaria ci esorta: “non angustiatevi per nulla”, perché ci proteggerà il Dio della pace. Non è una protezione magica, ma contempla e include le contraddizioni e i drammi della storia, la paura di affrontarli e sopportarli, e offre un atteggiamento vincente, di fiducia in Gesù, che si concretizza nella perseveranza nella preghiera di richiesta, di lode, di ringraziamento. E permette l’abbandono in Dio, sapendo che Lui è un Padre buono e non abbandona i suoi figli: un Dio che vive e soffre con noi ogni nostro dolore, difficoltà, divisione, dramma, malattia, morte. Questa conoscenza vera di Dio permette e produce la pace, “…la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù”.  È una pace che viene da Dio, che supera la capacità umana di comprensione e custodisce la nostra dimensione più profonda: la mente e il cuore. 

Come? Ecco il segreto: la custodia e la disciplina della mente.

“…quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. E il Dio della pace sarà con voi!” (Fil 4,8-9). 

È la centralità e l’importanza del pensiero. Come pensi così vivi. Come pensi così agisci.  Siamo quello che pensiamo. Sono i nostri pensieri a condizionare i nostri stati d’animo, i nostri atteggiamenti e comportamenti e, quindi, la qualità della vita. I pensieri cupi producono persone cupe, i pensieri luminosi persone luminose, i pensieri sereni persone di pace, i pensieri conflittuali persone che seminano guerra. Dovremmo dare più importanza a cosa pensiamo, perché alcuni pensieri ci bloccano, ci tengono prigionieri del cattivo umore, dell’autocommiserazione e della rabbia. Tutti gli sforzi di volontà per cambiare noi stessi non servono a nulla se dentro di noi lasciamo troppo spazio a pensieri negativi. È una questione di mentalità, di logica, di ragione. 

Il clima che respiriamo è denso di paura, di rassegnazione, di conflitto, di scoraggiamento, di angoscia, di aggressività. Si pone a noi lo stesso problema che viveva la Chiesa di Filippi: come conciliare la speranza, il bene, il bello, la fedeltà al Vangelo, con le gravi e reali sfide della vita, con il non adeguarsi alla mentalità secolarizzata? Come essere sereni quando siamo preoccupati per il domani? Serve una conversione, un’educazione e un’attenzione della mente e del pensiero. Va fatta una bonifica dei pensieri. Non una semplice azione di restauro, ma un rinnovamento radicale del modo di pensare e, quindi, di agire. “Rinnovatevi nello Spirito della vostra mente…” (Ef 4,23). Questa è la vera conversione. 

Perché avvenga un cambiamento, bisogna sottoporsi ad una disciplina: eliminare sul nascere i pensieri di critica, di giudizio, di calunnia, di orgoglio, di superbia, di conflitto, di guerra… e sostituirli con la Parola di Dio. 

Scegliere di pensare il pensiero di Dio, di sognare il sogno di Dio, di avere in noi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù: “quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri”. È la Parola di Dio la pietra di paragone su cui confrontare i nostri pensieri. È la Parola di Dio il nutrimento della nostra mente e la fonte della sapienza e della speranza. È la Parola di Dio che mi dà le motivazioni, in ogni momento, per “pensare bene”.

 

Dalla rivista n. 61, articolo di Paolo Maino

Articolo precedente
Fede cristiana e società. La proposta di legge Zan.
Articolo successivo
Trasgredire
Menu