Missione in Ecuador: due storie

Ángel Rodrigo ha 42 anni, da un anno e mezzo frequenta la missione di Via Pacis a Tena e desidera iniziare il cammino di formazione per fare Alleanza. La sua storia di riscatto personale e resilienza è straordinaria.

Aveva avvertito la chiamata vocazionale al sacerdozio, ma durante il primo anno di seminario un problema alla vista si aggravò fino a renderlo completamente cieco, impedendogli di proseguire gli studi. Tuttavia, lo spirito di servizio e la volontà di superare le difficoltà lo hanno portato, con grande impegno, a studiare comunicazione sociale e ad avviare programmi radiofonici al servizio delle persone più bisognose. Oggi, dopo aver studiato anche sociologia e nonostante i numerosi ostacoli e le porte che gli vengono chiuse a causa della sua condizione, presta volontariamente il proprio aiuto alle comunità native della zona, che vivono in condizioni di abbandono sociale, aiutandole a elaborare e presentare progetti alle autorità pubbliche. Per il suo impegno a favore degli scartati subisce persino persecuzioni ed esclusione.

In queste piccole comunità ci sono diverse persone che, per partecipare all’incontro settimanale di Via Pacis, devono percorrere a piedi lunghe distanze, sia all’andata sia al ritorno, dalle loro umili abitazioni. Ad esempio, abbiamo conosciuto Nohelia Emma, che da due anni partecipa assiduamente agli incontri settimanali di Via Pacis ogni venerdì, camminando per circa 50 minuti per arrivare, perché il trasporto pubblico è disponibile solo per poche ore al giorno. Vedo che zoppica e mi dice di essere in cura per una malattia che ha da tempo e che si aggrava con l’età. Eppure ci dice con grande fermezza: “Questo non può essere un impedimento a essere fedele a Dio e ai fratelli ogni settimana”.

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