Magnifica Humanitas: intelligenza artificiale e custodia della persona

L’intelligenza artificiale (IA) è la capacità di un computer o di una macchina di imitare alcune abilità della mente umana, come imparare, ragionare e risolvere problemi.

In parole semplici, non si tratta di un robot dotato di sentimenti, ma di programmi molto potenti che analizzano grandi quantità di dati per svolgere attività “intelligenti”.

La incontriamo già nella vita quotidiana: lo smartphone utilizza diversi sistemi di IA, per esempio per foto e video, traduzioni e assistenza nelle ricerche.

Moltissimi sono i vantaggi e le applicazioni concrete:

  • Disponibilità: l’IA può essere utilizzata in qualsiasi momento.
  • Velocità e precisione: automatizza lavori ripetitivi e analizza grandi quantità di dati.
  • Protezione dai rischi fisici: può svolgere attività pericolose, per esempio quelle che coinvolgono esplosivi.
  • Ricerca scientifica: ne potenzia le possibilità.

In medicina, gli esempi comprendono l’individuazione dei tumori della pelle, la diagnostica per immagini, lo sviluppo di nuovi farmaci, il supporto al medico nella consultazione della letteratura scientifica e le cure mirate sul singolo paziente, per esempio in oncologia. In pochi secondi posso verificare se un farmaco può provocare effetti collaterali in un paziente con una determinata patologia.

Nell’assistenza quotidiana, ad esempio, una nostra sorella ipovedente usa un telefono a comando vocale che le invia avvisi. Esistono inoltre tecnologie che permettono alle persone con paralisi di scrivere attraverso il movimento degli occhi: apprendono le abitudini dell’utente e, con funzionalità più avanzate di quelle di uno smartphone, compongono intere frasi.

Ma la Chiesa non dovrebbe occuparsi soltanto di questioni “spirituali”?

A questa obiezione rispose già Leone XIII, nel 1891: l’annuncio del Vangelo non può ignorare la vita concreta dei popoli. La storia è il luogo in cui il Vangelo interpella e accompagna l’esperienza umana.

“La Chiesa si offre come presenza che aiuta a leggere in profondità la realtà, sostenendo con umile fermezza quelle scelte che promuovono la dignità di ogni persona, la coesione delle comunità e il bene di tutti.” (MH 20).

I primi due capitoli dell’Enciclica approfondiscono il senso e il valore della Dottrina sociale della Chiesa, richiamando la responsabilità di costruire una società più umana e fraterna:

“Sotto la guida dello Spirito Santo, la Chiesa si lascia illuminare dalla Parola, per leggere i segni dei tempi e cercare con creatività vie nuove perché le relazioni tra persone e popoli diventino più conformi alle esigenze del Regno di Dio. Per questo incoraggio tutti, in modo particolare i fedeli laici, a non aver paura di lasciarsi provocare dalla realtà, di mettersi in ascolto reciproco e di assumere con fermezza la propria responsabilità nella costruzione di una società più umana e fraterna”.

Papa Leone riconosce i molti vantaggi che l’IA può offrire all’umanità, ma mette in guardia anche dai suoi rischi: “La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie”. (MH 9)

“L’uso dell’IA non è mai un fatto puramente tecnico: quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, essa tocca diritti, opportunità, reputazione, libertà. Decisioni delicate che toccano il lavoro, il credito, l’accesso ai servizi e la reputazione delle persone rischiano di essere affidate completamente a sistemi automatizzati che non conoscono «la compassione, la misericordia, il perdono e, soprattutto, l’apertura alla speranza di un cambiamento della persona», e possono così produrre nuove forme di scarto. Possono esserci usi evidentemente antiumani, come la manipolazione dell’informazione o la violazione della privacy, ma può anche esserci un’insidia meno palese, quando i sistemi di IA, presentandosi come neutrali e oggettivi, rispecchiano e rafforzano stereotipi o posizioni ideologiche di chi li ha progettati e addestrati”. (MH 102)

Un articolo apparso sul Corriere richiama il problema della trasparenza: “I modelli più famosi sono scatole nere vere e proprie, in cui codice e dati restano completamente chiusi, la potenza di calcolo è concentrata nelle mani di poche aziende e quello che accade dentro ai modelli non possiamo né vederlo né verificarlo”.

È un punto su cui dobbiamo esercitare il senso critico: non si tratta soltanto di una tecnica che può essere usata bene o male. Il confronto con il nucleare aiuta a chiarire la distinzione proposta: può essere impiegato per curare il cancro oppure per distruggere il mondo; in questa prospettiva, è neutro e tutto dipende da chi lo usa e da come lo usa. L’IA, invece, non è neutra: occorre interrogarsi anche su come viene progettata e sulle idee che incorpora.

“Per questo, il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano”. (MH 104)

L’Enciclica richiama con forza la necessità di un’etica condivisa e richiama il ruolo della politica:

“Non possiamo limitarci a invocare la moralizzazione della macchina, il cosiddetto “allineamento” dell’IA a valori umani, senza avere il coraggio di porre una ulteriore condizione: la possibilità di discutere il codice etico da usare, sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa. Altrimenti, chi controlla l’IA imporrà la propria visione morale, che diventerà l’infrastruttura invisibile dei sistemi. Non serve un’IA più morale, se questa morale è decisa da pochi. Serve una politica più presente, capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere gli spazi in cui le comunità possono ancora partecipare e interrogarsi” (MH 107)

Ricordiamoci, quindi: l’IA non è moralmente neutra. Non rinunciamo al pensiero critico!

 

Maria Luisa Toller

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