Il 12 settembre la città di Merano ha vissuto una giornata speciale. La Comunità Evangelica Luterana ha celebrato i suoi 150 anni di storia giuridica con una giornata di festa che ha richiamato comunità luterane da tutta Italia: un pomeriggio di laboratori, musica, visite guidate, incontri tra vecchi e nuovi amici — e, la sera, un Worship for Peace con il Via Pacis Choir nella chiesa parrocchiale cattolica di Maria Assunta, gremita di fedeli cattolici ed evangelici.
«In un’epoca caratterizzata da guerre, da una crescente polarizzazione e da divisioni culturali e sociali, i cristiani, riconciliati tra loro e concordi nella professione dell’unica fede, sono chiamati a essere segno credibile di pace, contribuendo in modo decisivo all’impegno di tutti gli uomini e le donne di buona volontà». Così si è espresso papa Leone XIV in un recente discorso.
È con questo spirito che il Worship for peace è diventato un momento di preghiera ecumenica in cui costruire ponti di pace dentro e fuori di noi.
Introducendo la serata, il parroco don Peter Kocevar ha ricordato: «Non dobbiamo essere tutti uguali per essere uniti. Possiamo essere diversi ed essere fratelli e sorelle; possiamo essere diversi ed essere profondamente uniti in Cristo. (…) In un mondo nel quale vediamo ancora troppe divisioni, troppe ferite e troppe guerre, vogliamo dare insieme un piccolo segno: la pace è possibile, l’unità è possibile, la fraternità è possibile.
E la diversità non è un ostacolo: può diventare un dono e una ricchezza».
Donatella racconta: «Non era la prima volta che partecipavo con la Corale Via Pacis a un evento ecumenico. Mi rendo conto, però, di correre il rischio di viverlo come una normalità, anziché riconoscerlo per ciò che è davvero: un piccolo ma importante passo nel cammino di riconciliazione tra due confessioni cristiane. In questa occasione mi hanno colpito la sintonia e il desiderio di camminare insieme del pastore evangelico e del parroco».
Yodit, diciannovenne, condivide: «È stato straordinario vedere diverse confessioni cristiane riunite e coinvolte dalla stessa musica. Il canto e la preghiera hanno creato un’atmosfera di autentica comunione.
Grazie a chi ha condiviso con noi questa serata di unità!»
Ester: «In questo tempo segnato da divisioni e conflitti, la serata è stata un piccolo, grande segno tangibile di unione tra diverse confessioni cristiane. Attraverso il canto, l’amore del Signore ha toccato e guarito i cuori, donando pace e speranza».
Maja, quindicenne, dice : «As long as I’m breathing, I’ve got a reason to praise the Lord (finché respiro, ho un motivo per lodare il Signore)… Cantare insieme queste parole ci ricorda che, nonostante il dolore e le paure di ogni giorno, abbiamo sempre un motivo per lodare Dio».
Elisa: «Ho partecipato a tantissimi concerti, ma non mi era mai capitato di persona che alla fine alcune persone venissero a ringraziarmi per come si sono sentiti, per ciò che hanno provato durante il Worship Concert. Ho capito che è proprio questo il motivo per cui cantiamo: non per sentirci dire che siamo bravi, ma per trasmettere gioia e speranza alle persone che incontriamo».
«Ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide». (Papa Leone XIV)
