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Intervista alla delegazione in visita alle comunità di Via Pacis Ecuador

20 Ago 2018
Intervista a Claudia Lorenzo e Sofia in visita alle comunità Via Pacis in Ecuador
 
Siete stati quasi un mese in Ecuador. Quale è stato il programma delle vostre giornate?
La nostra visita ha avuto come obiettivo quello di visitare le comunità Via Pacis che vivono nella zona dell’Amazzonia. Il programma ha previsto alcuni incontri di formazione, visita alle famiglie, colloqui per ascoltare le esigenze delle comunità. Abbiamo avuto la gioia di vedere come il carisma della pace e della riconciliazione opera nella vita delle persone. Nella giornata di Effusione tutta la comunità si è riunita attorno alle cinque persone che hanno ricevuto il Battesimo nello Spirito. Con grande emozione, alla presenza del vescovo, mons. Adelio Pasqualotto, quattro persone hanno firmato l’Alleanza in Via Pacis, esprimendo pubblicamente il loro desiderio di vivere la pace e la riconciliazione nel nome di Gesù.
 
Come operano le comunità lì presenti?
Si respira un senso di gratitudine a Dio per il dono della comunità. Lo abbiamo compreso anche da come molte persone ci hanno nominato i fondatori di Via Pacis, con amore e riconoscenza. La visita di Paolo ed Eliana, tre anni fa, è ancora viva nella memoria e nel cuore della gente. Inoltre le comunità hanno un forte legame con don Domenico Pincelli, al quale chiedono intercessioni e che avvertono vivo e costantemente al loro fianco.
L’incontro comunitario settimanale è l’occasione per pregare assieme, ricevere notizie dalle altre comunità nel mondo e rimanere uniti. La visita alle famiglie è una delle missioni che caratterizza la vita delle comunità. Le visite sono occasioni per pregare e condividere il carisma. Alcuni sono impegnati con qualche servizio al Santuario. Abbiamo sentito un grande senso di appartenenza al carisma.
 
Sofia, cosa ti ha colpito di più?
Le case semplici. Noi abbiamo le case piene di cose, e tante di quelle cose non le usiamo. Loro vivono con poco, sono più leggeri. Anche le case sono più leggere. Un’altra cosa che mi ha colpito è che si aiutano tanto tra di loro. Nei villaggi si aiutano, nessuno resta senza cibo perché se lo condividono.
Uno dei primi giorni in Ecuador abbiamo conosciuto A. La sua mamma è morta quando lui aveva quattro anni. Adesso ha sedici anni. Il papà lo ha lasciato per andare in un’altra città, anche suo fratello se ne è andato. A. vive solo. Ci ha invitati a casa sua. Una piccola casa, con poche cose, ma ordinata e pulita. Mi ha colpito la sua solitudine. Ci ha chiesto se potevamo pregare per lui. A me ha colpito molto, mi è venuto il nodo in gola. Siccome ci ha detto che quando piove ha freddo, gli abbiamo portato una coperta. E’ stato strafelice. Spero non abbia più freddo.
 
Cosa significa riconciliazione in Amazzonia?
Claudia. Circa cento persone hanno partecipato ai percorsi di pacificazione proposti dalle comunità di Cotundo e Tena. Le due giornate mi hanno permesso di vedere la forza e la delicatezza della riconciliazione: un percorso di libertà, che rispetta e aspetta, che sa trasformare le tenebre in luce, le ferite in feritoie. E’ il Vangelo senza confini, capace di toccare la vita di ogni uomo, ad ogni latitudine. In Amazzonia è facile che nelle famiglie il padre sia assente. Abbiamo conosciuto alcune madri sole che crescono i figli con l’aiuto di qualche parente. L’assenza del padre lascia un senso di precarietà e paura del futuro. Non è facile parlare di perdono e riconciliazione. Eppure le lacrime che abbiamo visto quando si parlava della figura paterna durante i percorsi di pacificazione, ci hanno commosso e fatto capire quanto  ci sia desiderio di riconciliazione e pace.
 
Come è stato guardare il continente europeo dall’altra parte del mondo?
Lorenzo. In Ecuador abbiamo trovato persone con una fede schietta, autentica. Dai documentari in televisione sembra quasi che sia devozionalismo, ma non è così. La gente prega con fiducia, è una fede fresca, giovane. In un contesto molto diverso dal nostro, il carisma Via Pacis, brilla. Ho potuto anch’io vedere in modo più chiaro l’opera di Dio nella storia. Ogni persona che abbiamo incontrato ci ha raccontato la sua storia, e in questa storia Dio cammina. Rispetto alle sovrastrutture che ingombrano i pensieri e gli armadi in Europa, qui si vede l’essenzialità dell’esistenza, vivere in pace con se stessi con gli altri con Dio. Ci siamo sentiti a casa, fratelli tra fratelli. C’è stato uno scambio di pensieri, abitudini, gioie, tutto questo alla luce del carisma.