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Missione in carcere, il racconto di Padre Stefano Zuin

10 Nov 2017
Padre Stefano Zuin, cappellano della Casa circondariale di Spini di Gardolo (Tn), ha voluto condividerci la sua esperienza di sacerdote tra i detenuti. Molte le persone presenti al Centro Internazionale di Arco per ascoltare la sua esperienza.
Dopo molti anni di missione tra l’America Latina e l’Africa, Padre Stefano è ora impegnato in questo delicato e importante servizio nel carcere di Trento. "Ogni volta che entro in carcere - ha raccontato - penso alle parole di un mio confratello comboniano: Vai a trovare Gesù nel carcere. Queste parole – ha proseguito Padre Stefano - mi aiutano a ricordare che Dio è presente anche nelle situazioni più estreme. La vita delle persone ristrette nel carcere non è sicuramente facile e la più grande sofferenza è il distacco dalle famiglie. Visitare i carcerati è una delle Opere di Misericordia, opere che valgono anche oggi e che ci provocano come cristiani.
 
Grazie Padre Stefano per questa condivisione che ci interroga e ci stimola a proseguire nelle missioni in corso in varie comunità Via Pacis del mondo, dove alcuni nostri fratelli e sorelle visitano i detenuti. Ogni incontro con questi uomini e donne è accompagnato dalla speranza, come ha scritto Papa Francesco: “La speranza è dono di Dio. Dobbiamo chiederla. Essa è posta nel più profondo del cuore di ogni persona perché possa rischiarare con la sua luce il presente, spesso turbato e offuscato da tante situazioni che portano tristezza e dolore. Abbiamo bisogno di rendere sempre più salde le radici della nostra speranza, perché possano portare frutto. In primo luogo, la certezza della presenza e della compassione di Dio, nonostante il male che abbiamo compiuto. Non esiste luogo nel nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione, pace.” (Giubileo straordinario della misericordia, Giubileo dei carcerati, Omelia del Santo Padre Francesco, 6 novembre 2016)