Mi sono rimaste 4 parole da questo campeggio, ma anche dai quasi 20 anni di partecipazione. La prima è OBBIETTIVO. Qual è l’obbiettivo del campeggio? È una domanda che bisogna farsi, è fondamentale. L’obbiettivo è far conoscere, far percepire ai bambini che c’è qualcosa di più, qualcosa che può renderli felici. Vediamo bambini e ragazzi che arrivano, abituati nella loro vita familiare, scolastica ecc. ad essere etichettati, sembra che abbiano un timbro in fronte. I genitori ce li presentano: lui è secondogenito, si comporta bene, si comporta male, non gli piace questo, non gli piace quello, è sportivo ecc. Noi vogliamo lasciarli liberi. Un bambino quest’anno mi ha detto: noi siamo la peggior generazione di sempre. Mi ha molto colpito: a 10 anni era convinto che lui e tutti i suoi compagni fossero la peggior generazione di sempre. Questo non è assolutamente vero, e noi vogliamo che siano liberi di essere ciò che vogliono, liberi di essere se stessi, e i bambini lo percepiscono. Ci ringraziano, si sentono liberi, magari ci dicono “a casa non mi ascoltano” “i miei compagni non mi ascoltano” … Le soddisfazioni più grandi le abbiamo proprio dai “monellacci”, ai quali diamo fiducia, crediamo in loro, e veramente succedono miracoli.
RICONOSCENZA: come possono dirvi tutti gli animatori, il nostro servizio è molto faticoso e impegnativo. Noi tutti lavoriamo o studiamo, abbiamo mille problemi. Ci capita di pensare: in questa settimana di ferie avrei voluto prendere il sole e riposare… ma senza il nostro impegno i bambini non potrebbero fare questa esperienza. Questo ci suscita riconoscenza verso quelli che hanno accompagnato noi quando eravamo bambini, perché il campeggio è stato molto importante per la nostra crescita. Il tanto che abbiamo ricevuto, almeno un pochino vogliamo restituirlo. Questo per noi è veramente importante. Quindi, grazie a tutti coloro che sono stati animatori per noi e grazie a quelli che quest’anno hanno lavorato assieme a noi.
FIDUCIA. Questo è personale. Ricordo, la prima volta che ero animatore, Antonella è arrivata per consegnare Giovanna, e io sono scappato in bagno dalla paura. Poi, crescendo e avendo sempre più responsabilità, la vivevo male. Per me, responsabilità voleva dire non dormire la notte, vomitare la mattina dall’agitazione. Non avevo fiducia in Dio. Certo, io devo fare la mia parte, mettere il mio impegno, essere pronto a quello che può succedere, ma non posso esserlo al 100%. Stavolta ho imparato la fiducia, fiducia in Dio e nei miei compagni animatori, e questo campeggio me lo sono proprio goduto! Ho dormito e non ho mai vomitato.
SPERANZA: torno da questo campeggio pieno di speranza, anzi certezza, che questa generazione non è assolutamente la peggiore! I bambini sono bambini, sono anche il frutto di ciò che ricevono. Speranza anche negli animatori: eravamo tanti, tutti molto in gamba. Ho molta fiducia nei prossimi anni, abbiamo un gruppo di animatori formati, competenti e pieni di creatività, entusiasmo e dedizione.
Gabriele Riccadonna, 26 anni
