Umanità, magnifica e ferita

Leggere l’enciclica di Papa Leone XIV Magnifica humanitas è un’esperienza che muove mente e cuore, pone interrogativi, apre spazi inediti, sollecita la responsabilità. Le varie testate giornalistiche e i media internazionali la definiscono “lungimirante” “profonda” “profetica” “coraggiosa”.

Papa Leone dà voce all’umanità “magnifica e ferita, ripetendo per 100 volte nel testo la parola “dignità”. Davanti alla tentazione di considerare “tutto ciò che appare come “limite” – incapacità, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilità” come “un errore da correggere”, l’enciclica afferma che “l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite”. (118) “Anche quando il limite si manifesta come dolore interiore, l’umana saggezza insegna a non rimuoverlo né a sopprimerlo, ma a integrarlo. Per sopprimere totalmente il dolore bisognerebbe, in fondo, spegnere anche l’amore e il desiderio. (…) Rinunciare a questa avventura, insieme drammatica e splendida, in nome di un presunto superamento di ogni limite potrebbe significare qualsiasi cosa, ma non più essere umani”. (120)

La Chiesa non rifiuta la tecnologia, ma mette in guardia dagli algoritmi opachi controllati da pochi potenti, al di fuori della sorveglianza degli Stati, e dalle nuove forme di schiavitù e dal colonialismo inedito che essa sta generando: “Una parte significativa del funzionamento dell’economia digitale si regge sul lavoro silenzioso di milioni di esseri umani, impiegati in attività poco visibili ma essenziali (…) In molti casi si tratta di giovani, per lo più donne, che lavorano duramente per compensi minimi. A questa fatica invisibile si aggiunge quella, ancora più brutale, dell’estrazione delle risorse necessarie alla produzione dei dispositivi e dei microprocessori su cui poggia l’IA. In alcune regioni del mondo, adolescenti e bambini lavorano in condizioni pericolose nella frantumazione dei materiali da cui si ricavano le terre rare. Corpi segnati, mutilati, consumati perché il flusso del calcolo non si interrompa”. (173)

Come già Papa Francesco aveva denunciato nel Messaggio per la Giornata Mondiale della pace 2024, i modelli complessi, come l’intelligenza artificiale (IA), non sono “neutri”: sono strutture costruite in base a valori e visioni del mondo, pregiudizi e gerarchie di potere incorporati durante il pre-addestramento. “L’impressione di oggettività che le risposte e le proposte di questi sistemi possono suscitare rischia di farci dimenticare che esse riflettono i parametri culturali di chi li ha progettati e addestrati, con tutti i loro pregi e difetti”. (100)

Non possiamo considerare l’IA moralmente neutra.  il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano”. (104)

Dopo aver spaziato nei campi dove l’IA è ormai parte integrante e aver richiamato la responsabilità di tutti, ai vari livelli, il Papa si rivolge in particolare ai credenti, ricordando che “nessun sistema di calcolo, per quanto sofisticato, genera un cuore che si consegna, né una coscienza che discerne il bene. Anche quando le macchine eccellono nell’efficienza, il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato. Questo volto umano è la pienezza verso cui cammina la storia”. (233) “In quest’opera siamo chiamati ad assumere un ruolo attivo, senza rifugiarci nello spiritualismo o nei nostri piccoli mondi: dobbiamo essere fedeli alla verità, investire nell’educazione, curare le relazioni, amare la giustizia e la pace”. (236)

 

di Maria Luisa Toller

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