Uganda. Amore che si fa carne

Questa mattina si va nella baraccopoli di Katwe, una delle più grandi di Kampala. Fra le migliaia di persone che ci vivono – o, meglio, ci sopravvivono – andremo a trovare alcuni anziani e ammalati, i più poveri dei poveri.

In una delle abitazioni, fatta di due locali di 6 mq l’uno, vive una donna con la figlia e la madre anziana. È più simile ad un deposito degli attrezzi – abbandonato – che a una casa. Su una parete un quadro raffigurante Gesù e una scritta: “Love is enough” (L’amore basta). Non hanno nulla, manca tutto, tranne la fede.

Quello che meraviglia e lascia attoniti è la fede incredibile di queste persone: segnate dalla vita, bisognose di tutto, il cui futuro si limita al domani, ci chiedono soltanto di pregare per loro, per quella malattia, per quella situazione, per quella preoccupazione.

Ancora una visita a un ammalato e poi per oggi avremo finito: comincio a sentire la pesantezza di tutte queste situazioni disperate; quando pensi di aver visto abbastanza, entri in un’altra cosa e scopri che può esserci di peggio. È un susseguirsi di dolore cui non siamo abituati. Finalmente ce ne andiamo, noi. Ma loro rimarranno lì, spesso soli, ingoiati dall’indifferenza.

Penso già a quando rientrerò in Italia, a quando questo sarà soltanto un ricordo lontano, uno dei tanti. A quando queste vite saranno per me soltanto l’oggetto di un racconto, per quanto struggente e toccante: soltanto una storia da rievocare, niente di più. Ho bisogno di ritrovare la pace che queste vite lacerate mi hanno tolto, di cancellare subito gli interrogativi, i dubbi, le inquietudini che emergono in me.

Forse dovrei fare come i nostri fratelli di Via Pacis di Ggoli, un villaggio sperduto dell’entroterra ugandese, che di fronte all’emarginazione dei ragazzi di strada, anziché pensare alla loro povertà, hanno deciso di aprire la loro casa e ospitarne quattro. Non hanno allontanato il problema: se lo sono portati a casa! Quanto ho da imparare da questi miei fratelli, che si aspettano da me una parola di conforto, di incoraggiamento, e che mi stanno insegnando che la fraternità non è un’idea, un concetto, ma amore che si fa carne, senza farsi troppe domande.

Davvero nessuno è tanto povero da non avere qualcosa da dare. Nessuno.

Ruggero Zanon

Dal 5 al 13 gennaio una delegazione di Via Pacis, composta dal presidente Ruggero Zanon, dalla responsabile dell’area anglofona Nadia Armellini e da Sara Paternoster, impegnata nella formazione per la prevenzione degli abusi, ha visitato l’Associazione Via Pacis presente in Uganda.
Sono stati giorni di incontri intensi con le realtà locali, il vescovo, con i gruppi di preghiera, con chi è accompagnato dai progetti sostenuti dall’associazione, ma soprattutto con le persone che vivono nelle baraccopoli di Kampala. Un tempo di ascolto, di preghiera insieme e di condivisione che ha ricordato, ancora una volta, come la missione nasca dal farsi vicini, dal portare a casa le ferite dell’altro e dal lasciare che la fraternità diventi carne, nel silenzio e nella fedeltà quotidiana.

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Giornata del malato: missione condivisa