Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone.
Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. (Mc 2,3-4)
Quando leggiamo un brano come questo, la guarigione di un paralitico che può raggiungere Gesù solo grazie ad altri, lo immaginiamo scorrere in sequenza davanti a noi, vestiamo i panni degli spettatori della scena. Oggi vogliamo cambiare prospettiva, non osservatori esterni, ma in un “gioco di ruoli” vestiamo i panni di uno dei personaggi del racconto.
Oggi, io e ciascuno di voi, siamo il paralitico. Quell’uomo, disteso sulla barella sono io. Qualcosa che mi blocca, mi impedisce di muovermi come vorrei.
Quante volte nella vita mi sono sentita/o così. Immobile: quella fatica che mi sovrastava, o quella responsabilità da affrontare, quella relazione spezzata che ha causato tanto dolore. O quella malattia improvvisa da affrontare.
Ma in questa sofferenza, c’è una buona notizia: io non sono sola. Attorno a me c’è qualcuno, il brano dice: Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone.
Quattro persone sono un gruppo, una piccola comunità. Persone semplici, che non avevano la soluzione al mio problema però hanno avuto compassione di me. Si sono preoccupati della mia condizione, mi hanno visto malata, sofferente e … non hanno fatto finta di niente. Il loro cuore si è mosso a compassione.
Riconosco Signore che anche nella mia vita nei momenti difficili c’è stato chi ha avuto compassione di me. Quella sorella sulla cui spalla ho potuto piangere, quelle persone che hanno pregato per me in quel momento difficile … o quell’ascolto che mi ha permesso di deporre i pesi che avevo nel cuore.
Signore, queste persone non avevano la soluzione ai miei problemi, e delle volte non avevano neppure parole da dire, ma conoscevano Te e mi hanno portato a Te, Gesù.
Ed erano così persuasi che Tu, Gesù saresti stato salvezza e guarigione che nessun ostacolo ha impedito loro di raggiungere lo scopo: depormi ai tuoi piedi.
Grazie Gesù perché, per portarmi a te, queste sorelle/ questi fratelli non si sono fermati davanti alle mie resistenze, ai miei no, al mio orgoglio, al desiderio di farcela da sola, ma hanno saputo “scoperchiare” il mio cuore con la loro amorevole e ferma presenza.
Lucia Romani
