Quella gioia di essere lì, quella nostalgia profonda quando non vi ci si reca da un po’. L’Africa è meravigliosa, con la sua terra, i suoi tramonti, il suo cielo stellato, ma la vera bellezza sono gli africani. Quello che veramente fa “ammalare di Africa” è il sorriso della gente e il loro cuore. A gennaio 2026 sono tornata in Africa, dopo 16 anni, ed è stato come tornare a casa.
I ricordi, le emozioni, i pensieri sono tanti e posso condividere solo alcune “pennellate”.
Hannah è una ragazza di 12 anni, con lunghe treccine che incorniciano il bellissimo volto. Vive nella baraccopoli della capitale in una minuscola e poverissima casa. La mamma è morta e del papà non sa nulla. Hannah non può andare a scuola perché la nonna, anziana e malata, ha bisogno delle sue cure. Le chiedo quale sia il suo sogno per il futuro e mi risponde: diventare un medico. La grandezza di questa speranza trafigge il cuore e fa vacillare le certezze della mente.
Paul è un giovane con una malattia fisica che non ha potuto curare perché le terapie erano troppo costose. Convive, così, con le conseguenze della malattia. Gli piace suonare e accompagnare i canti con la sua musica. Durante un momento di preghiera mi chiede se posso pregare con lui per la sua salute. I suoi occhi, colpiti dalla malattia e ricchi di fede, fanno guardare le cose attraverso uno sguardo diverso.
Elizabeth è una giovane donna che conosco all’inizio del nostro giro nella baraccopoli e una delle persone volontarie che aiutano i fratelli e le sorelle di Via Pacis che visitano settimanalmente trentatré famiglie della baraccopoli. Al termine del giro ci chiede se entriamo anche a casa sua, sita nella stessa baraccopoli, a pregare. Scopro, così, come si mette a disposizione per aiutare chi è più povero o malato, dando un esempio che parla più forte di tante parole.
Mark è un giovane uomo che conobbi quasi venti anni fa. Grazie ad una borsa di studio di Via Pacis ha potuto studiare e poi aiutare i suoi quattro fratelli più piccoli a studiare. Vive in un paese a sette ore di autobus ed ha viaggiato tutte quelle ore per dirci “grazie”, perché la sua vita e quella della sua famiglia è cambiata per l’aiuto ricevuto. Gli dico che la sua vita è cambiata anche grazie alla sua fatica e al suo impegno. La sua testimonianza e il suo abbraccio riconoscente interrogano e fanno bene al cuore.
I giorni trascorsi in Uganda mi hanno donato la possibilità di incontrare tante nuove persone.
Ho potuto anche conoscere meglio i membri di Via Pacis di Uganda e Kenya. Con le loro vite, la loro generosità, il loro coraggio, il loro silenzioso e costante servizio, il loro amore per Dio e per gli uomini, nelle loro giornate e nella loro quotidianità parlano, con le parole e con le azioni, di speranza, di riconciliazione e di pace.
Sara
