Giornata del malato: missione condivisa

Avere compassione implica un’emozione profonda, che spinge all’azione. (…) il samaritano si avvicina, medica le ferite, si fa carico e si prende cura. Ma attenzione, non lo fa da solo, individualmente: il samaritano cercò un affittacamere che potesse prendersi cura di quell’uomo, come noi siamo chiamati a invitare e incontrarci in un “noi” che sia più forte della somma di piccole individualità”. Così Papa Leone nel Messaggio per la Giornata mondiale del malato 2026.

È l’esperienza che fa anche Via Pacis: vedere la persona ammalata e non “passare oltre”, prendersi cura e offrire sostegno e speranza si rende possibile in modo più efficace se lo facciamo “insieme”.

In Uganda, a Kampala, i membri di Via Pacis visitano ogni settimana gli ammalati negli slums. La situazione dei malati in quei contesti è drammatica, come testimonia Ruggero Zanon: “Una donna riversa sul pavimento di una baracca. È immobile. Non ha la forza di parlare e nemmeno di guardarci. Il tumore da due anni le sta divorando il corpo. L’odore della carne imputridita è quasi insopportabile. Accanto a lei la figlia adolescente, che si prende cura di lei e cerca di sopravvivere. Lo slum di Katwe è un inferno, che grida vendetta al cospetto di Dio”. Aiuti concreti, vicinanza, ascolto, sono possibili solo se c’è una comunità dove ci si sostiene e si porta insieme il senso di impotenza. Un gruppo di intercessione raccoglie le intenzioni di preghiera e, con paziente fedeltà, supplica Dio di mostrare la Sua bontà e misericordia.

Non si tratta di semplici gesti di filantropia, ma di segni nei quali si può percepire che la partecipazione personale alle sofferenze dell’altro implica il donare sé stessi, significa andare oltre il soddisfacimento dei bisogni, per arrivare a far sì che la nostra persona sia parte del dono  (Papa Leone)

Dalla Colombia ci scrive Julian Ramirez: “Nelle piccole comunità Via Pacis alcuni membri, a coppie, visitano regolarmente i malati che vivono in situazioni sociali complesse.  L’obiettivo di queste visite è portare conforto e amore di Dio al malato e alla sua famiglia; in ogni casa si fanno momenti di preghiera e dialogo fraterno, condividendo anche aiuti materiali come cibo, medicine, pannolini, e orientando le famiglie sull’accesso ai servizi sanitari che a molti vengono negati o rinviati per mesi. Attualmente, purtroppo, la Colombia sta attraversando una delle crisi più gravi degli ultimi anni in materia di sicurezza sanitaria. Il sistema si è deteriorato a causa della corruzione da parte di enti privati che si occupano della salute dei colombiani. La situazione è così grave che è stata decretata l’emergenza umanitaria in sanità”.

In Ecuador, nelle località di Cotundo e Tena, alcuni membri di Via Pacis visitano settimanalmente molti malati che si trovano in piccoli villaggi indigeni sparsi nella foresta equatoriale e le cui condizioni sociosanitarie sono molto difficili. Arrivano richieste per andare anche in luoghi molto lontani a condividere preghiera e sostegno materiale come cibo, articoli per l’igiene, vestiti e medicine. Negli incontri settimanali di Via Pacis Ecuador arrivano anche molte richieste di preghiera per i malati.

Ad Arco (TN) presso il Centro Internazionale dell’Associazione, un gruppo di persone dedica ascolto e preghiera personale a chi ne fa richiesta, con l’iniziativa “Gesù guarisce anche oggi”.

Il vero rimedio alle ferite dell’umanità è uno stile di vita basato sull’amore fraterno, che ha la sua radice nell’amore di Dio,

scrive Papa Leone nel suo Messaggio. “Desidero vivamente che nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, ‘samaritana’, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale, che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Gesù Cristo. Infiammati da questo amore divino, potremo davvero donarci per il bene di tutti i sofferenti, specialmente dei nostri fratelli malati, anziani e afflitti”.

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