L’inizio di un nuovo anno si presenta solitamente con il desiderio e la speranza che il futuro ci riservi novità positive, con o senza la nostra attiva collaborazione. Il 2026 si apre senza illusioni: l’umanità intera è drammaticamente esposta al rischio della guerra con le sue devastazioni, già presenti in molte parti del mondo. Le luci del Natale e i botti di Capodanno sembrano un tentativo patetico di farci credere che “andrà tutto bene”.
In questo clima inquietante, l’Associazione Via Pacis che, come ci scriveva il card. Farrell, «porta nel suo DNA il carisma di aprire vie di dialogo e di pace», accoglie come profetico il Messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace, che ci aiuta a leggere il presente e ad impegnarci per il futuro con realismo, ma anche con fiducia.
«La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”». Per farla nostra, per testimoniarla e diffonderla, il Papa ci invita ad essere “sentinelle nella notte”, cioè operatrici e operatori di pace che sanno riconoscerne la presenza e la vittoria «nella perseveranza di molti testimoni, per mezzo dei quali l’opera di Dio continua nel mondo, diventando persino più percepibile e luminosa nell’oscurità dei tempi».
Per farlo, occorre «il risveglio delle coscienze e del pensiero critico», che vede e denuncia come «i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui». Il Papa, sulle orme di Giovanni XXIII, richiama all’ideale del disarmo integrale, attualmente negato anche dal «riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza».
Disarmo non solo degli arsenali bellici, ma dei cuori, dei pensieri e delle parole che, afferma il Papa, vengono spesso trasformate in armi: «fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata”. Oltre alla «via disarmata della diplomazia» e del diritto internazionale, ora sempre più disattesi, i credenti sono chiamati ad operare, pregare, dialogare perché «ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono».
Accompagnati e incoraggiati da queste parole, iniziamo l’anno di grazia 2026 confermando il nostro impegno al «disarmo del cuore, della mente e della vita», per custodire, testimoniare e diffondere la pace di Cristo.
Buon anno!

