Cura

La nostra vita è segnata da uno spartiacque: prima e dopo Cristo. È stato l’incontro personale con Gesù avvenuto nell’ottobre del 1978 che ha cambiato radicalmente il corso delle nostre vite: un’esperienza tangibile, emotiva e spirituale, che Dio c’era, che non era un’invenzione, che ci amava di un amore folle. Il sentimento che ci dominava era la gioia, una gioia travolgente, oltre allo sperimentare completezza e pienezza di vita. Avevamo il desiderio costante di stare con lui, di leggere la sua Parola, di conoscerlo, di parlare con lui e di lui. I nostri amici ci chiedevano cosa ci stesse accadendo.

L’effetto di questa forte esperienza era il desiderio di mettere Dio al primo posto nelle nostre vite, il comprendere che Dio ci aveva amati per primo e che all’amore si risponde con l’amore. Ma come, concretamente?

Ci risuonava nel cuore: se vuoi amare Dio che non vedi, devi amare il fratello che vedi. Belle parole, ma come? Dio ci venne in aiuto con la sua Parola: “portate la decima nella mia casa perché ci sia cibo…” Folgorante. Il modo concreto in cui Dio ci chiedeva di amarlo era nel prenderci cura dei poveri. Ci indicava di allargare e dilatare il nostro cuore per riconoscerlo nei poveri. “Ogni cosa che avete fatto ad uno di questi piccoli l’avete fatta a me”. Il passaggio pratico è stato immediato: riconoscere a Dio, e cioè ai poveri, la decima parte dei nostri stipendi. Aprire il nostro portafoglio e conto in banca perché lui potesse essere “Signore” di quanto eravamo ed avevamo e, così, contribuire perché nel mondo ci fosse meno fame. Capivamo che l’autenticità della fede passava per il portafoglio.

Da questo momento in poi la nostra vita è stata segnata dal “prenderci cura” e dal desiderio di non vivere più per noi stessi. Questa era anche la parola d’ordine di don Domenico Pincelli, sacerdote diocesano, che ha condiviso con noi per 23 anni la vita quotidiana e l’avventura di Via Pacis.

Prendersi cura: uno stile di vita che, un po’ alla volta, gradualmente, raggiunge ogni aspetto. Come un sasso gettato nell’acqua che produce cerchi concentrici sempre più ampi. Un vero “tormentone”: “l’avete fatto a me”.

Prenditi cura: di te, di tutto te stesso, traffica e dilata i tuoi doni perché sia più ricco il mondo; prenditi cura della tua parte fragile e disabile attraverso il balsamo della guarigione del cuore e del perdono; prenditi cura del tuo carattere e dei tuoi difetti perché tu possa essere più amabile e possa essere più facile vivere con te. Prenditi tempo per stare con Dio. Riempi i tuoi bacini del suo amore per poi poterlo dispensare. Lascia che Dio si prenda cura di te.

Prenditi cura: delle persone che hai vicino, accoglile e amale così come sono e non come tu vorresti che fossero, fai il primo passo, cerca il loro bene. Chiediti: come posso oggi far contento mio marito, mia moglie, mia madre, il mio collega…? Quali miei comportamenti disturbano e incrinano la pace, l’armonia? E come la mettiamo con i migranti?

Prenditi cura: di chi incontri, chiedi a Dio di farti attento a qualsiasi persona possa aver bisogno di un cenno di speranza. In qualsiasi posto tu ti trovi: alla cassa del supermercato, nella fila alla posta, dal parrucchiere, dal meccanico, al lavoro, a scuola, facendo jogging… Diventa la mano provvidente di Dio nel prenderti cura di chi è ammalato, di chi è nel bisogno in modo concreto. Chiedi allo Spirito creatività, tempo, coraggio.

Prenditi cura dell’ambiente nel quale vivi. Scegli la sobrietà come stile di vita, sta attento agli acquisti, agli sprechi, alle luci accese quando non servono, all’acqua che scorre inutilmente. Sobrietà anche come pulizia di linguaggio e di pensiero, oltre che a rinuncia a privilegi e lussi.

La sfida che Papa Francesco chiede ai cristiani di tutto il mondo è di offrire

una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa: che tutti possano ammirare come vi prendete cura gli uni degli altri” (EG, 99).

Questa è l’unica via per debellare il virus dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro.

 

Dalla Rivista Sulla Via della Pace n° 65, articolo di Eliana Aloisi
Counsellor e mediatrice familiare, fondatrice dell’Associazione Via Pacis
e Paolo Maino
Teologo e fondatore dell’Associazione Via Pacis
Rubrica La chiave delle parole

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